Iacopi del Casentino

 

Come già detto in precedenza, le famiglie IACOPI attualmente esistenti in Italia sono sostanzialmente riconducibili a due grosse diramazioni (Lucchesia ed Aretino), entrambe originarie della Toscana e con comune matrice fiorentina.

Alla seconda diramazione, meno numerosa della precedente, appartengono tutti i rami aventi come centro di irradiazione il Valdarno ed il Casentino (Castiglion Fibocchi, Rassina e Poppi), in provincia di Arezzo. Recenti ricerche, condotte presso gli archivi arcivescovili di Arezzo e della Pieve di Castiglion Fibocchi, hanno dimostrato inoppugnabilmente che il Ramo di Castiglion Fibocchi) (10 generazioni riscontrate e certificabili attraverso documenti e discendente da GIOVANNI di GIUSEPPE di GIOVANNI del 1772) è il ceppo principale della diramazione degli Iacopi in Provincia di Arezzo e che questo ha dato origine, agli inizi del 1800, a quello di Rassina, (discendente da GIUSEPPE di SANTI di GIOVANNI del 1783), dal quale poi derivano tutti i rami fiorenti ed estinti delle famiglie IACOPI di Recco, Arezzo e di Assisi. Quest'ultimo ramo, infine, ha dato origine anche all'attuale ramo degli IACOPI di Modena.

Purtroppo la accertata carenza e la frammentarietà documentale degli archivi ecclesiastici della Diocesi Aretina, relativi all’area di diffusione della famiglia nel 16° ed al 17° secolo (andati in gran parte perduti per eventi metereologici, per eventi politici e forse anche per incuria) non autorizza soverchie speranze ai fini di una soluzione “scientifica” del dilemma della provenienza della famiglie Iacopi del Casentino - Valdarno rispetto a quelle di Firenze. Infatti fino ad oggi, a meno del reperimento - sempre possibile - di ulteriori documenti di archivio (carte notarili), non è stato possibile documentare personaggi della famiglia oltre il 1600. Peraltro i significativi indizi storici sopra evidenziati e la sostanziale concentrazione nel tempo e nello spazio della diramazione della famiglia Iacopi nella sola Provincia di Arezzo, come la assoluta mancanza nel tempo e nell’area di altre famiglie con lo stesso cognome, autorizzano a pensare che possa essere molto plausibile il collegamento della diramazione aretina gli IACOPI de’ VENERI e quindi con gli Iacopi di Firenze.

Peraltro alcuni elementi conservati nel tempo nella famiglia: il ricordo orale della passata tradizione familiare, uno stemma risalente agli inizi dell'ottocento, e soprattutto un unico reperto storico, di grande valore documentale - che costituisce una specie di testimonio trasmesso nel tempo fra le generazioni della famiglia - avevano fatto fanno ipotizzare, pur con molte riserve specie alla luce delle ricerche recentemente condotte ad Arezzo, che tale ramo potesse discendere anche dagli Iacopi de' Tornaquinci.

Tale reperto storico, che si tramandava fra i maschi della famiglia sembrerebbe da circa quattro generazioni, è costituito da un anello - sigillo d’oro, riportante in bassorilievo ed in negativo una variante dello stemma degli IACOPI de’ TORNAQUINCI.

Di fatto tale stemma, come si può desumere dalla foto, si differenza da quello base solo per il fatto che il campo, anziché tutto d’oro, risulta troncato d’oro e d’azzurro e ciò potrebbe essere attribuito ad una variante utilizzata da un ramo degli Iacopi de’ Tornaquinci, differenziatosi nel tempo dal ramo principale. Tale anello - sigillo, attualmente in possesso di Massimo di Luigi Benso, viene portato, per tradizione, dal maschio più anziano della famiglia. Risulterebbe dalla tradizione orale della famiglia che tale cimelio, di cui si sconosce l’origine, era in passato gelosamente conservato come prova ed orgoglio di un passato più fortunato e come stimolo per le generazioni giovani. Non si hanno notizie certe sulla sua utilizzazione passata, se non per l’autenticazione di documenti e dichiarazioni fatte da parte dei suoi appartenenti, ma in ogni caso le ricerche condotte sino ad oggi portano a concludere che la realizzazione di tale oggetto sia stata piuttosto una iniziativa di uno dei suoi componenti che, all’epoca, non possedendo tutti gli elementi per risalire al suo passato storico e sulla base delle informazioni acquisite, aveva, allo stato dell’arte, erroneamente concluso essere gli Iacopi de’ Tornaquinci il ceppo originario della famiglia.

In ogni caso il primo personaggio documentabile del ramo del Casentino è un GIOVANNI vissuto agli inizi del 1700 a Castiglion Fibocchi. Dai suoi figli GIUSEPPE (1743 - 1790 circa), sposatosi Caterina di Bastiano NUTI e SANTI (1746 - 1800 circa), sposatosi con Giovanna di Giuseppe SALUCCI, derivano rispettivamente i rami di Castiglion Fibocchi e quello di Rassina. GIUSEPPE di SANTI (1783 - 1847), sposatosi con Bolchi o Polchi Camilla e trasferito nel paese della moglie a Rassina nel Comune di Castel Focognano (12), ebbe molti figli tra i quali GIOVANNI SANTI (n. 1812 - ), sposato a Camilla di Paolo TOMMASINI, capostipite del Ramo di Poppi e  LUIGI (1814 - 1857), capostipite dei rami attuali di Assisi, Modena, Arezzo e Recco (GE). LUIGI di GIUSEPPE (predetto), residente nella frazione di Rassina del Comune di Castel Focognano (AR)  si sposa con Caterina di Michelangelo GIANNOTTI da cui ha 10 figli: CARLO, MASSIMILIANO CARLO, FULVIO, CAROLINA, SERAFINO, DOMENICO AURELIO, GIUSEPPE, CESARE, MICHELE, e LUIGI, dai quali derivano i seguenti rami:

 da FULVIO di LUIGI nacque GIOSUE’, continuatore del ramo di Rassina;

da CARLO di LUIGI nacque, ad Assisi, PRIMO, capostipite del ramo di Modena;

da SERAFINO di LUIGI venne il ramo di Recco (GE) ;

da GIUSEPPE di LUIGI deriva il ramo di Arezzo;

da MICHELE di LUIGI scaturisce il ramo di Assisi (PG).