Conclusioni

 

In conclusione ed a conferma del particolare stato sociale goduto da tutte le famiglie IACOPI di Firenze esaminate, possiamo dire che le casate avevano il privilegio della sepoltura in chiesa che, come noto, era riservato ai nobili od a coloro che vivevano "more nobilium". Dal "necrologio fiorentino" di Eusebio Cirri leggiamo che le famiglie IACOPI hanno 6 tombe nella Basilica di San Lorenzo, in Santa Reparata (attuale Duomo) ed altre in Santa Croce (3^ cappella e vetrata della navata destra), nella Chiesa di S. Maria Maddalena dei Pazzi in Borgo Pinti (Iacopi del Lion Nero) ed una Cappella (2^ del transetto destro) nella Chiesa di Santo Spirito (Iacopi o Iacoppi e Consorteria de' Rossi).

Infine, come peraltro è già stato già messo in evidenza per gli Iacopi di Santa CROCE, a partire dalla fine del 1600 non si riescono più ad avere dati certi e documentabili della presenza di famiglie Iacopi a Firenze, ma tale pratica loro scomparsa dalla città appare piuttosto plausibile da mettere in relazione ad una loro rapida decadenza politica e commerciale. La prima ipotesi appare più probabile e certamente prevalente. Questi due eventi concomitanti hanno certamente determinato la dispersione di tutti i loro rami. Proprio per motivi politici molti rami della famiglia dovettero abbandonare in la città di Firenze per spostarsi, in maggioranza, nel territorio della libera Repubblica di Lucca o nell’area del pistoiese, prossima al confine con la repubblica lucchese, dove un ramo degli Iacopi vi aveva ottenuto la nobiltà cittadina o, in minor misura nei territori del viciniore Stato della Chiesa, dove avrebbero potuto godere di maggiore libertà e soprattutto di iniziativa, specie nel campo dei commerci.

In definitiva, come già evidenziato in precedenza, il cognome Iacopi è un cognome che ha in Italia una diffusione estremamente limitata, anche se sostanzialmente concentrata in una sola regione. Tutte le famiglie Iacopi esistenti in Italia ed anche quelle che oggi incontriamo fiorenti all’estero (evidenziate nelle pagine seguenti), sono riconducibili a poche precise aree geografiche italiane, quali la Lucchesia e l'Aretino (Casentino in particolare) ed il Pistoiese. E verosimile, pur non disponendo di elementi oggettivi di riscontro, che tutte le famiglie, oggi esistenti, possano derivare da una comune matrice fiorentino/pistoiese e più precisamente dagli Iacopi di Pistoia o di Santa CROCE, ramo questo, presente e numeroso nella città del giglio fino alla seconda metà del 1500. E’ altresì molto probabile che i pochissimi membri oggi esistenti della famiglia IACOPPI possano invece derivare anche dagli Iacopi o Iacoppi della Consorteria de’ Rossi.

Comunque sia, gli Iacopi del LION NERO erano ascritti al ceto nobiliare fiorentino con la dignità iniziale di Miles e quindi di Nobile. Essi sono stati ascritti anche alla nobiltà di Pistoia, mentre gli Iacopi de' Tornaquinci derivavano a loro volta da un'altra famiglia, i Tornaquinci, che erano, come gli Iacopi o Iacoppi de’ Rossi, sicuramente Baroni o dei Grandi di Firenze ed appartenenti al ceto magnatizio, perché di origine feudale ed inurbatisi nella città del Giglio dal contado circostante.

> Approfondimento degli aspetti storico-economico-politici della città di Firenze

In tale contesto, nel 2002, Don Alfonso Ceballos Escalera y Gila, Marchese de la Floresta, Cronista, Rei de Armas di Castiglia e Leon, organo ufficiale araldico del Regno di Spagna ha recentemente certificato (con atto in data 4 dicembre 2001, registrato presso la Giunta di Castiglia e Leon in data 13 giugno 2002 e rogitato presso il Collegio Notarile di Madrid con atto n. 20648 in data 19 luglio 2002) che agli Iacopi del ramo del Casentino spettano i titoli di Nobile di Firenze, concedendo uno stemma personale al generale Massimo IACOPI.