Diramazioni

 

Quello degli IACOPI è, in effetti, un cognome di famiglia sostanzialmente raro, a bassissima diffusione, particolarmente concentrato sul territorio nazionale ed interessante complessivamente 35 Comuni italiani (DIFFUSIONE).

Esistono peraltro sul territorio nazionale, come già precedentemente evidenziato, delle altre famiglie aventi cognome Jacopi, Iacoppi e Iacobi, di consistenza decisamente esigua e praticamente tutte sovrapposte ed insistenti nell’area di diffusione degli Iacopi. Le prime due sono quasi certamente derivate da uno dei rami principali degli Iacopi, attraverso modificazioni ortografiche ed anagrafiche avvenute nel corso degli anni. La famiglia Iacobi potrebbe, Invece, non derivare dagli Iacopi, ma è più probabile che possa discendere dalla famiglia Jacobi, che in Italia è un cognome di provenienza esterna, in quanto derivato dall’omonima ed importante famiglia tedesca degli JACOBI.

Oggi è possibile ricondurre sostanzialmente tutte le famiglie IACOPI esistenti in Italia a due sole grosse diramazioni che traggono entrambi origine dalla Toscana e da Firenze e, più precisamente, la prima diramazione, decisamente più numerosa, è quella della Lucchesia (Alta Garfagnana, Lucca e Versilia in particolare Pietrasanta, Forte dei Marmi e Querceta) e la seconda è quella derivante dalla provincia di Arezzo ed in particolare dal Casentino e dal Valdarno.

Alla diramazione Casentino - Valdarno va aggiunto anche il ramo degli Iacopi di Prato e Cagliari che, nell'ottocento, aveva la sua residenza nell'area montana di Vernio (FI) e che è presumibilmente riconducibile, come tutte le famiglie del Pistoiese - Pratese, agli IACOPI di PISTOIA o del LION NERO.

A queste due principali diramazioni sono riconducibili tutte le altre, invero sparute, famiglie IACOPI che abitano dentro e fuori dalla Toscana, in prevalenza nell'Italia Centro - settentrionale (Prato, Poggibonsi, Cagliari, Roma, Assisi, Genova, Modena, Mantova, Bologna, Torino, Milano, ecc...) ed all’estero.

E’ inoltre, altamente verosimile che le due diramazioni, proprio per la loro precisa e comune localizzazione in Toscana, debbano e possano avere una matrice comune e che questa discenda, a partire dalla fine del 1600, delle famiglie IACOPI, storicamente esistite e documentate sino a quella data a Firenze ed a Pistoia

Alla prima diramazione (Lucchesia - Garfagnana) vanno ricondotti i rami degli IACOPI esistenti oggi in INGHILTERRA (derivato da un BARTOLOMEO, emigrato agli inizi del 1800 nel Regno Unito), BRASILE, ARGENTINA, FRANCIA, USA e AUSTRALIA come effetto dell’emigrazione degli inizi - metà ottocento per i primi tre e degli inizi del 1900 per gli ultimi. Particolare curioso è il fatto che gli IACOPI di CALIFORNIA derivano dalla fine 1800 - inizi del 1900 praticamente tutti dalla stessa famiglia anche se da due località diverse, ma viciniori (neanche 5 chilometri !!), del Comune di LUCCA: da MONTUOLO i discendenti di FELICE Iacopi che sono a Los Banos e Stockton, da GATTAIOLA tutti gli altri rami. Ma il fatto ancor più interessante è quello che gli IACOPI/JACOPI del BRASILE, (Iundaì e S. Paolo), derivano dalla stessa località di MONTUOLO! Ciò vuol dire che gli IACOPI californiani e quelli brasiliani fanno parte di un unico ceppo familiare. Da ultimo per quanto ha tratto con gli Iacopi del Brasile, quelli di S. BERNARDO do CAMPO di S. PAOLO (Jacopi) e quelli di Jundiaì e di S. PAOLO (Iacopi) fanno parte della stessa famiglia e derivano rispettivamente dai fratelli GIOVANNI e da DOMENICO di SALVATORE IACOPI da MONTUOLO di Lucca, nati entrambi nella prima metà del 19° secolo. La differenza ortografica del cognome deriva esclusivamente da una errata trascrizione anagrafica. Infine per quanto ha tratto con il ramo degli IACOPI dell’ARGENTINA non si hanno al momento elementi sufficienti per definire la sua esatta provenienza, anche se è comunque quasi certa la loro derivazione dalla Lucchesia.

Il ramo francese degli Iacopi deriva da quello di Pescia, mentre quello di Torino e di Genova discendono dagli Iacopi della Versilia. Per quanto ha tratto con alcuni personaggi di questa diramazione vanno ricordati:

-  un MICHELANGELO IACOPI, nato a Seravezza nel 1812 e frate dell’Ordine dei Minori Francescani (OFM), nel 1841 è inviato in India a Sardhana e nel 1868, nominato Vescovo di Pentecomia, diviene Vicario Apostolico di Agra e Pergamo. Muore il 14 ottobre 1891 ad Agra e viene sepolto nella locale cattedrale. Dati tratti dagli Annuari Pontifici del 1872 (pag. 360), 1880 e del 1886 (pagg. 310 e 444). Costui è probabilmente il frate cui fa riferimento il ramo detto “Del Frate” degli Iacopi di Seravezza (LU);

-  un ABELE JACOPI, da Pietrasanta, nato nella seconda metà del 19° secolo, è stato un famoso scultore e ceramista di art deco;

-  un certo LORENZO di DOMENICO IACOPI e Armida LUISI, nato a Seravezza (LU). Collaboratore nella Formazione partigiana “Cacciatori delle Apuane” di Gino Lombardi nella zona di Stazzema, Lorenzo Iacopi, all'epoca 2° Capo R.T. (Radiotelegrafista) della Regia Marina, era sbarcato da un sommergibile alleato nei pressi di Castiglioncello e con l'aiuto del parroco di Montenero e di altri antifascisti era riuscito ad organizzare un servizio radio clandestino. A Ruosina il continuo andirivieni in casa Lombardi aveva insospettito i fascisti, dall'azione conseguente Gino Lombardi riuscì a sfuggire rocambolescamente, mentre il radio telegrafista Lorenzo Jacopi venne preso.
Jacopi riuscirà, nel maggio del '44, a evadere dal carcere di Verona e a rientrare in Versilia. Nel 1947 gli viene attribuita una Medaglia al Valore Militare:

"Elemento tecnico di particolare coraggio ed intelligenza, provvedeva ad assicurare il collegamento clandestino tra una missione informativa militare dell'Italia occupata ed il territorio liberato. Arrestato dal nemico, dopo tre mesi di prigionia, serenamente sopportata, riusciva ad evadere, unendosi ad una banda di patrioti. Successivamente attraversava le linee e si presentava ad un comando alleato, fornendo utilissime notizie. Volontariamente ripartiva per il territorio occupato e, superando rischi e difficoltà non comuni, assolveva in modo esemplare i compiti affidatigli, fornendo preziose informazioni e mantenendo il collegamento sino all'arrivo delle truppe liberatrici. Territorio Italiano occupato dal nemico, novembre 1943 - aprile 1945. B.U. 1947, Disp. 3^".

Peraltro recentemente per effetto dell'apertura, nel 2001, del sito di famiglia in internet, è risultato che in NUOVA ZELANDA esiste a tutt’oggi fiorente una famiglia IACOPPI, giuntavi nel 1900 e derivata da una famiglia Iacopi in INGHILTERRA, quivi emigrata agli inizi del 1800 e che, a parte il raddoppio della lettera P, effetto di un presumibile errore di trascrizione anagrafica, sembra provenire dallo stesso ceppo familiare o comunque dal ramo degli Iacopi o Iacoppi dei Rossi. Tale famiglia, che ha un altro ramo negli USA è certamente consanguinea con le pochissime famiglie Iacoppi esistenti in Italia, si portò con ANTONIO di GIOVANNI, nato nel 1878 a Compiano nell’alto Parmense, a Londra, dove morì nel 1918. Da un suo figlio deriva appunto il ramo della Nuova Zelanda, rappresentato dalla famiglia di BARRY IACOPPI. Il ramo Iacoppi degli USA deriva anch’esso dal 19° secolo dalla stessa area dell’alto Parmense

 

Alla seconda diramazione (Casentino - Valdarno), meno numerosa della precedente, sono sostanzialmente riconducibili le famiglie IACOPI di Arezzo, Castiglion Fibocchi, Recco, Assisi, Modena e sicuramente un ramo negli USA (derivante da quello di Castiglion Fibocchi) e quasi certamente, anche se non verificato con documenti, il ramo degli IACOPI di Prato e Cagliari. Il ramo di Assisi ha dato origine anche all'attuale ramo degli IACOPI di Modena.

Infine la particolare localizzazione delle due diramazioni conferma e suggerisce l'ipotesi già citata e cioè della comune radice e provenienza delle famiglie da Firenze. Abbiamo infatti visto precedentemente che gli IACOPI esercitavano la mercatura e che, per l'alternarsi delle vicende politiche, più volte dovettero trovare scampo nella fuga da Firenze. Ebbene questi due fattori possono contribuire, insieme, spiegare le attuali sedi della diramazione degli IACOPI.

 

Infatti Lucca, fino all'era napoleonica, ha rappresentato in Toscana l'alter ego di Firenze, sia sotto l'aspetto politico, sia sotto quello commerciale. Dopo i ripetuti tentativi di conquista da parte di Firenze era diventata, pur con le dovute cautele, un ideale rifugio dei dissidenti medicei. Sotto l'aspetto commerciale Lucca era, per così dire, la "Svizzera" del tempo ed in tale contesto è verosimile che gli IACOPI vi abbiano aperto delle loro succursali commerciali e vi abbiano operato accorti e previdenti investimenti. In sostanza la scelta degli IACOPI nei confronti della Lucchesia poteva avere indifferentemente connotazioni, sia politiche, che commerciali. A tal fine è opportuno ricordare che esisteva in effetti un famiglia Iacopi anche a Lucca e questa derivava da un certo dal già citato JACOPO di Piero o Pietro IACOPI, Capitano della Cittadella di Lucca agli inizi del 1400 per Paolo Guinigi, che dopo la metà del 1400 assumerà il cognome di CITTADELLA.

 

Per la città di Arezzo il problema può essere spiegato soprattutto con l'aspetto politico, in quanto l'altro polo commerciale della zona era rappresentato da Perugia, al di fuori del Granducato di Toscana. Arezzo, antico centro dei ghibellini toscani fino alla sua completa sottomissione a Firenze, ha sempre rappresentato un sicuro rifugio per i fiorentini costretti ad abbandonare la propria città. Tra l'altro, la presenza di personaggi della famiglia Iacopi ad Arezzo è documentabile almeno fin dal 1470, quando uno Zaccaria di Giovanni di Zaccaria IACOPI de’ VENERI ricopriva la carica di Camerlengo Generale (amministratore dell'erario comunale). La rilevanza di tale incarico dimostra che a partire da tale data un ramo della famiglia si è verosimilmente spostato ad Arezzo o nel suo territorio e che pertanto gli Iacopi di Firenze avevano solidi e significativi legami con tale territorio e che gli Iacopi del Casentino sono anche per questa ragione collegabili agli Iacopi de’ Veneri di Firenze. Non va però sottovalutato anche il fatto che il Casentino, centro della seconda diramazione della famiglia, al tempo del regime mediceo era una regione di confine con lo Stato della Chiesa e pertanto le sue boscose montagne, verso La Verna, allora certamente molto meno accessibili di oggi, potevano rappresentare un ottimo rifugio e perché no, anche un ottima base per condurre una lucrosa attività commerciale frontaliera (contrabbando di sale e polvere da sparo), amplificato anche dalla presenza della viciniora ed anomala Repubblica di Cospaia.

Va da sé che il discorso del contrabbando può essere ribaltato, allo stesso modo, anche alle montagne della Garfagnana e del Pistoiese !

Dire a questo punto da quale famiglia fiorentina potrebbero derivare le attuali famiglie IACOPI sarebbe come effettuare un puro ed inutile esercizio intellettuale a carattere “divinatorio”. Di certo si può affermare che ad Arezzo gia dal 1600 sono documentabili degli Iacopi, probabilmente riconducibili agli Iacopi de’ Veneri, fiorentini. Si sa inoltre che gli IACOPI de' Rossi scomparvero da Firenze a partire dalla fine del 1300, mentre gli IACOPI de' Veneri vi rimasero almeno sino alla fine del 1600.