Miscellanea

Notizie sparse e immagini

 

● Dal "necrologio fiorentino" di Eusebio Cirri leggiamo che le famiglie IACOPI hanno una cappella (3^ vetrata della navata destra) nella Chiesa di S. Maria Maddalena dei Pazzi in Borgo Pinti 58.
Non va comunque dimenticato che il ramo principale della famiglia aveva il sepolcro nella chiesa di S. Croce a Firenze, a pochi passi dal cenotafio di Dante Alighieri.
Risulta dai documenti che questa cappella in S. Maria Maddalena de' Pazzi é stata costruita nel 1497 e nel 1503 é stata acquistata da Giovanni di Bernardo di Giovanni IACOPI, che l'ha adattata come sepolcro di famiglia per sé, sua moglie Tancia o Costanza (1488 -1523) di Averardo di Antonio di Silvestro di Ser Ristoro di Figline Valdarno (la famosa famiglia fiorentina dei SERRISTORI) e per i discendenti suoi e di suo fratello Lorenzo di Bernardo. A tal fine, Bernardo farà costruire una vetrata colorata con lo stemma di famiglia da apporre alla finestra della cappella e farà abbellire le colonne di ingresso con lo stemma degli IACOPI (il cinghiale rampante in campo d'oro) e lo stemma dei SERRISTORI (blu, con fascia d'oro, accompagnata da tre stelle e dallo simbolo dei guelfi). Inoltre lo stesso incarica il famoso pittore fiorentino, Andrea del Sarto, di preparare il disegno per la realizzazione della pietra tombale e Lorenzo di Bernardo darà allo stesso pittore l'incarico di dipingere una Madonna col Bambino e Santi, ricordata dal Vasari.
All'interno della cappella, sulla parete destra, si trova una tela seicentesca dell'Incoronazione della Vergine di Alfonso Boschi e sull'altare c'era fino a poco tempo fà una predella dipinta da Lorenzo di Credi.
La chiesa rinascimentale, intonacata di bianco con eleganti fregi architettonici in pietra serena, in stile del Brunelleschi (quello della cupola del Duomo di Firenze), venne arricchita, verso la fine del 1400 e gli inizi del 1500, da tele d'altare di artisti di grandissimo valore come, Sandro Botticelli, Pietro Vannucci detto il Perugino, Domenico e Ridolfo del Ghirlandaio, Lorenzo di Credi e Raffaellino del Garbo, che sono state tutte trasferite altrove nel 1700. Nella Sala Capitolare della Chiesa si trova ancora oggi una famosa Crocifissione del Perugino, dipinta verso la fine del 1400.
La chiesa, vera e propria, é preceduta da un atrio di epoca rinascimentale, progettato da Antonio da Sangallo, su commissione della famiglia Salviati, con architravi poggianti su colonne ioniche e con volte a botte. I due arconi a tutto sesto, verso la strada e verso la chiesa, costituiscono una soluzione mutuata da quella adottata dal Brunelleschi nella Cappella Pazzi di S. Croce di Firenze.
 

Nikolas Iacopi, classe 2002, figlio di Enrico, futuro punto di riferimento Iacopi a Mantova.

 

I figli di Alan Iacopi, Oliver e Christopher, rappresentano attualmente il futuro degli Iacopi del Regno Unito.

 

Diramazione della Lucchesia

● Parti salienti del riconoscimento Nobiliare da parte del Regno di Spagna.

 

 

I - Prima pagina del Certificato

II - Stemma "Rei de Armas"

III - Autorità riconoscente

IV e V - Riconoscimento nobiliare

VI e VII - Stemmi personali riconosciuti a Massimo Iacopi

VIII - Data di registrazione

IX - Registrazione notarile

 

Storia

Elena Iacopi, sposata al giornalista paulista Ronaldo Gonçalvez Cortes, abita a S. Paolo del Brasile. La sua famiglia discende dalla diramazione della Lucchesia e proviene dalla zona di Montuolo di Lucca.

 

Diramazione della Lucchesia

Iacopi del Brasile. Al canto sinistro Attilio Simone Iacopi fra le quattro sorelle: Ermida, Floriana, Marilena ed Elena (vedi sopra). Al centro Calixto Iacopi e signora.

 

John e Tony Iacopi, presidente e vice-presidente esecutivo della Razzolink, impresa operante nel settore delle comunicazioni in California.

 

www.razzolink.com

Diramazione della Lucchesia

John T. Iacopi, comproprietario fondatore della "IACOPI & LENZ Company", un affermato studio legale e Accountancy che, oltre a offrire molti servizi ai clienti, fa da sponsor in molte manifestazioni locali.

 

www.iacopi.com

Diramazione della Lucchesia

Guillermo Alberto Iacopi, manager di un'azienda di prodotti chimici in Argentina (Proquimek), che occupa un area importante nella località di Hurlingham, nei pressi di Buenos Aires.

 

www.proquimek.com.ar

Diramazione della Lucchesia

Louis Iacopi, agricoltore e, insieme a sua moglie, famoso venditore dei propri tipici prodotti tra cui sottolineiamo le gustose "Fava Beans" (una sorta di fave alla romana). La sua Farm ed il "Mercatino del sabato" si trovano ad Half Moon Bay, nella S. Mateo County, California. Nell'ultima foto insieme a suo figlio Mike.

 

www.saturdaymarket.com

Diramazione della Lucchesia

● Attuale famiglia degli Iacoppi in Nuova Zelanda. Riconducibili alla prima delle due diramazioni (Lucchesia) per effetto dell'emigrazione agli inizi del 1900.

 

Diramazione della Lucchesia

José Yacopi, famoso liutaio argentino recentemente scomparso lascia una fiorente ditta specializzata nella costruzione di chitarre classiche.

 

www.yacopi.com.ar

● Il Generale di Divisione Massimo Iacopi è stato inserito nella 7^ ed 8^ Edizione USA del "Marquis Who's Who" in Scienza ed Ingegneria (2003-4, pag 575 e 1532) (2005-6, pag 793).

● Il Generale di Divisione Massimo Iacopi è stato recentemente nominato Cittadino Onorario di LITTLE ROCK (Arkansas, USA). Tradotta in Italiano recita così:

"A tutti quelli che vedranno il presente documento, saluti e sia noto che il Comitato dei Direttori della Città di Little Rock, Arkansas, considera il Generale Massimo Iacopi come un ambasciatore di amicizia e di buona volontà per la città di Little Rock nel mondo, attribuendogli il titolo di Cittadino Onorario con la facoltà di rappresentare la Città di Little Rock nei suoi viaggi nelle altre città, stati e nazioni.

In virtù di quanto sopra ho provveduto a firmare di mia mano a nome della Città di Little Rock il presente atto il 14 ottobre dell'anno del Signore 2002,

Jim Dailey, Mayor".

 

 

Curriculum Vitae

● Firenze, Chiesa di Santa Croce, pietra tombale degli Iacopi de' Veneri, sita circa a metà della navata destra.

 

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Consorteria De' Veneri

● Il simbolo della casata Iacopi de' Veneri (un cinghiale) riprodotto in scultura in un mercato a Firenze (nella cartina il luogo è evidenziato in rosso).

 

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Consorteria De' Veneri

● Il "Canto degli Aranci", giardino della casa della famiglia Iacopi de' Veneri a Firenze. (nella cartina il canto è contrassegnato dal numero 4). Le due foto a sinistra rappresentano l'attuale situazione del canto degli aranci. Nello spazio un tempo occupato dal giardino ora si erge un edificio con abitazioni ed un'agenzia di un Istituto di Credito.

 

Consorteria De' Veneri

● La potentissima famiglia dei Tornaquinci abitava nel cosiddetto "Canto dei Tornaquinci", all'inizio dell'attuale via degli Strozzi (nella cartina il luogo è marcato con una croce).

 

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Consorteria De' Tornaquinci

● Dal "necrologio fiorentino" di Eusebio Cirri leggiamo che le famiglie IACOPI hanno una cappella (2^ del transetto destro) nella Chiesa di Santo Spirito (Iacopi e Consorteria de' Rossi).

 

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Adrienne Gualco Jacopi, insegnante d’arte e nota pittrice di cavalli e degli ambienti delle corse e degli ippodromi in California (usa le tecniche dell’acrilico o dei colori ad acqua).

Diramazione della Lucchesia

Sua eminenza il Vescovo di Terracina con il soprintendente Iacopi

 

Benso Iacopi, fondatore nel 1936 dell'omonima ditta di trasporto persone.

● Vecchia piantina dove sono riportati a penna i tracciati dei principali collegamenti dell'autolinea di Benso con il comprensorio.

Automezzi dell'attuale ditta di trasporti del figlio Claudio.

 

www.iacopi.it/bus

Famiglia Iacopi di Assisi

● Alcune opere in ceramica realizzate da Abele Iacopi nella prima metà del 1920.

 

Anello - sigillo d'oro, riportante in bassorilievo ed in negativo una variante dello stemma degli IACOPI de' TORNAQUINCI. Attualmente in possesso di Massimo di Benso Luigi, viene portato, per tradizione, dal maschio più anziano della famiglia. Risulterebbe dalla tradizione orale della famiglia che tale cimelio era in passato gelosamente conservato come prova ed orgoglio di un passato più fortunato e come stimolo per le generazioni giovani.

 

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Stemma in pietra sulla facciata della casa di Benso di Cesare Iacopi in via del Comune Vecchio, 4/c ad Assisi.

 

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Famiglia Iacopi di Assisi

● Rassina (AR): la freccia celeste indica la casa di Adolfo Quinto Iacopi (foto del 1980).

 

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Ramo del Casentino

Orlando Iacopi nelle vesti di capitano degli armigeri della Nobilissima Parte de Sopra in un'edizione del Calendimaggio di Assisi degli anni '70.

 

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● Folklore in Assisi: Claudio di Benso (il primo a sinistra) suona la "chiarina" (foto del 1971).

 

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Famiglia Iacopi di Assisi

Massimo e Claudio Iacopi componenti della Banda Comunale di Assisi (foto del 23 novembre del 1958)
Al centro della foto il Sindaco Ardizzone.

 

Famiglia Iacopi di Assisi

Carlo Iacopi da "Dragone" (il terzo da sinistra).

 

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● Certificati di immigrazione di Marcella e Luigi Iacopi, giunti rispettivamente nel giugno del 1951 e nel marzo 1952 a Fremantle in Australia. I documenti sono interessanti proprio perché riportano le origini degli emigrati: Marcella, nata a Lucca il 31 dicembre 1922, dichiarava l'occupazione di casalinga e la volontà di stabilirsi (Pellegrino Giannasi, 267 B William Street, PERTH e successivamente la seguente residenza: Boddington Street, RANFORD); Luigi, proveniva da Minucciano in Garfagnana, una delle aree di più alta difusione degli Iacopi. Non ancora trentenne, il detto non aveva ancora famiglia e dichiarava di stabilirsi nella località di Graylands. E' fortemente probabile che possa essere un suo parente e che si sia trasferito in Australia per lavoro e sistemazione, avendo l'appoggio della signora Marcella.

 

Diramazione della Lucchesia

● Poggibonsi, primi anni '30. La "Citroén", la famosa fabbrica automobilistica francese, mise in produzione limitata, proprio per accontentare i figli dei titolare, una piccola auto elettrica. Una cosa estremamente rara, che il signor Iacopi volle regalare al figlio Giuseppe, che, nella foto, vedete alla guida del mezzo.

 

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www.strapaese.it 

Un LUIGI IACOPI, commerciante di fiori in Uruguay, è ricordato nel 1920 da Horacio ARAUJO VILLAGRAN

Un Padre francescano minore VINCENZO STEFANO JACOPI risultava nel 1912 nel Convento di Cortona ed è ricordato dallo Jorgensen nella prefazione della sua Storia di S. Francesco

● Assisi agli inizi del 1900, VIA DEL COMUNE VECCHIO a sinistra e PIAZZA MATTEOTTI a destra.

 

Famiglia Iacopi di Assisi

Dopo 1900: Troupe Acrobati IACOPI, da “Questa sera grande spettacolo: storia del circo italiano, Vol. 4° di Alessandro Cervellati, edizioni Avanti, 1961. Ettore Iacopi di Torino (prima foto) contribuisce con la sua storia e questa cartolina del 1902 dove sono raffigurati anche i suoi familiari.

 

Da destra a sinistra:

- Gino Iacopi (Firenze 1878 - Torino 1961) (padre di Ettore)

- Ettore Iacopi (Pisa 1852 - Pisa 1919) (nonno di Ettore)

- Beatrice Iacopi (Nizza 1880 - Le Locle CH 1959) (zia di Ettore)

- Aida Iacopi (Genova 1882 - Roma 1976) (zia di Ettore)

- Angelo Scali

 

L’ attività artistica della sua famiglia ebbe inizio nel lontano 1879, quando suo nonno Ettore , di professione fabbro, decise di lasciare Firenze assieme a due compagni di palestra per girare il mondo , esibendosi in spettacoli circensi con esercizi acrobatici da loro stessi ideati.
La sostanziale differenza tra suo nonno ed i suoi amici fu che loro lasciarono le rispettive famiglie, mentre per lui le cose andarono diversamente: Clorinda non accettò di rimanere a casa ad attenderlo, ma gli impose, se proprio voleva correre questa avventura, di portare con se moglie e figlio (Gino suo padre di appena un anno!). Iniziarono a girovagare di città in città, particolarmente in Francia, con alterne fortune e con gli intuibili disagi dovuti oltre tutto ai mezzi di trasporto disponibili all’epoca.
Passarono gli anni, i due compagni abbandonarono l’impresa, ma Ettore caparbio proseguì con un “numero a due“ avendo come “ partner “ il proprio figlio di cinque anni! I componenti della “troupe“ furono in continuo aumento con l’arrivo nell’ arco di tredici anni di tre zie: Beatrice, Aida ed Aurelia oltre ad alcuni "allievi“. Diventarono una delle più famose troupe di “saltatori a terra“ riscuotendo applausi ed onori nei più importanti teatri di tutto il mondo: da Rio de Janeiro a St. Pietroburgo, da Stoccolma ad Algeri ed in “Tournèe“ con i più noti “Circhi“ dell’epoca, uno per tutti “Il Grande Barnum“
Furono vent’anni di grandiosi successi: Citazioni sui giornali, decorazioni e diplomi al merito e logicamente fruttuosi contratti, ma tutto terminò con lo scoppio della “Prima guerra mondiale!“

Con il ritorno della pace, per Gino ormai quarantenne scapolo, era tutto da ricominciare. Non appena smobilitato si rimise immediatamente al lavoro, ovviamente nell’unico modo a lui congenito, formando un “Trio Acrobatico“ con Aurelia (la più giovane delle sorelle) ed il di lei marito Dario. Il “Trio Jacopi“ raggiunse in breve tempo meritata fama internazionale. Poco dopo, il celibato di Gino protrattosi sino a 43 anni, crollava con l’incontro con una sarta torinese ventenne! Fu così che lei abbandonò “l’atelier“ per il palcoscenico! All’inizio ovviamente solo dietro le quinte, poi rapidamente, a seguito delle immancabili prove nella mattinata, qualche timida apparizione in scena. Gli istruttori in famiglia non mancavano, l’allieva dimostrava una grande volontà ed una certa predisposizione e così inventarono un nuovo numero “I 4 ARCADIA“ aumentando le possibilità d'ingaggio. Approdarono così nel 1922 alla Compagnia “Teatro della Risata“ riscuotendo grandiosi successi per parecchi anni con un nuovo genere di spettacolo per l’epoca: La Rivista. Cambiando piazza ogni due o tre giorni, si esibirono su tutti i palcoscenici d’Italia da Trieste a Palermo con poliedrica abilità: Acrobazie, Sketch, Canto, Ballo ed una immancabile “Farsa finale!“… Finchè l'ultima arrivata si accorse di essere in dolce attesa.
Si prospettava quindi per il nostro Ettore una vita nomade ed in pochissimi anni l’inizio della carriera d’acrobata, ma “l’ uomo propone e Dio dispone“ ed all’appuntamento con la vita non si trovò da solo bensì in compagnia di sua sorella Valentina. Conseguente cambio di prospettive essendo impossibile pensare di poter affrontare quel genere di vita con due gemelli. La madre si sarebbe fermata a Torino Gino avrebbe logicamente proseguito nel proprio mestiere. Dopo alcuni giorni Valentina venne a mancare, malgrado fosse sanissima aveva patito le condizioni di seconda nata e le attrezzature ospedaliere dell’epoca non erano certo come quelle odierne.
Dopo soltanto un mese Ettore iniziò a viaggiare crescendo sul palcoscenico. Apparizioni in scena ancora in fasce con debutto ufficiale a due anni sulla pista del Circo Germen. A quattro anni già protagonista al teatro Jovinelli di Roma nella sceneggiata “Pupo biondo“. Poi via via impegnato come acrobata nei giochi “icariani“ ma maggiormente come cantante.
Ma ancora una volta, sulla scena mondiale, si stavano addensando tragiche nubi e così a 13 anni la grande decisione: lavoro come apprendista elettro-meccanico in una piccola officina e scuole serali a Torino. Pur avendo fatto l’artista con grande slancio si adattò volentieri alla nuova situazione, comprendendo il pensiero del padre che ormai anziano preferiva l'inserimento in un ambiente più normale.

 

Un JAMES IACOPI risulta censito nella città di Boston negli USA nel 1840

Un GIOVANNI Iacopi, medico modenese e titolare della Cattedra di Medicina all'Università di Pavia, è sepolto nella navata destra del Duomo di Modena, alla data del 1813, all'altezza del transetto, al termine della gradinata che sale all'altare maggiore

Nel 1806 un Barone JACOPI, probabilmente di origine tedesca, ambasciatore straordinario di Prussia presso l’Imperial Regio Governo di Vienna

Un discorso a parte, del tutto speciale. merita GIUSEPPE IACOPI, nato a Modena il 8 giugno 1773 (secondo altri 1779) (da PIETRO Iacopi, originario di Brescello e dalla modenese BIANCHINA TORI Iacopi) e morto a Modena il 21 ottobre 1813. Scienziato di chiarissima fama, eclettico, ploliglotta (latino, francese ed inglese), a dieci anni viene inviato a studiare nellallora famoso Convitto Collesanzio di Correggio, dove viene iniziato nello studio delle discipline filosofiche ed alleloquenza dal Padre Liberato Baccelli. Dopo aver brillantemente terminato gli studi presso il Convitto di Correggio, Giuseppe, diciassettenne, si dedica quindi agli studi di Medicina, sotto la guida del celebre Professore Scarpa, presso una della più famose Università dell’epoca, l’insigne Archiginnasio di Pavia. In questo periodo il giovane ottiene risultati talmente prodigiosi negli studi, che nel periodo finale del corso avrà persino l’ambito onore di sostituire, ancora studente, lo stesso cattedratico, durante le sue assenze, nella somministrazione delle lezioni. Stà di fatto che Giuseppe si laurea con il massimo dei voti a 22 anni, nel 1801 ed immediatamente viene nominato Professore di Fisiologia e Anatomia Comparativa, in sostituzione del Professor Presciani, da poco scomparso. Sono questi gli anni durante il quale il giovane professore esprime il massimo delle sue cognizioni, contribuendo a demolire una dottrina fisiologica del Darwin (con una Memoria datata 1804) e preparando fra il 1808 ed il 1809 un ponderoso trattato in 3 volumi relativo ad Elementi di Fisiologia e Notomia Comparativa, stampato a Milano nel 1809 e divenuto rapidamente il testo di riferimento di tutte le Università del Regno d’Italia. Il lavoro dello Iacopi, che gli darà fama imperitura, rappresenta una vera novità nel mondo scientifico italiano, proprio perché, come si esprime l’autore “Nel redigere poi i ragionamenti fisiologici che io faccio succedere alla anatomiche descrizioni, ho avuto sempre di mira che la dottrina appaja nel suo vero aspetto. Non teorie ipotetiche, non congetture assai spesso figlie di immaginazione, non linguaggio il più delle volte misterioso, ho io adottato; ma mi sono studiato di esporre il nudo fatto, onde chiaro si vegga quanto l’uomo e collo studio e colla intensa ed accurata osservazione è giunto a sapere nella scienza di sé stesso, quale é la Fisiologia e quanto ancora a lui rimanga di ignoto”.

Nel 1813 il giovane professore dà alle stampe, a Milano, un lavoro intitolato Prospetto della Scuola di Chirurgia della Regia Università di Pavia, un vero trattato di Chirurgia nel quale raccoglie un ragguaglio di tutte le malattie curate durante l’anno scolastico 1811-12 (stampato postumo). Divenuto nel 1812 anche Professore presso il Collegio di Correggio, nel corso dello stesso anno è nominato Professore di Fisica Sperimentale presso l’Università di Bologna e nel periodo successivo continua a tenere lezioni di Fisica e di matematica presso il Convitto di Correggio.

Nominato nel 1813 Professore di Fisica Particolare e Sperimentale presso la Regia Università degli Studi di Modena, Giuseppe lascia in questo periodo alcuni rilevanti studi sui fenomeni elettro magnetici e muore prematuramente nell’ottobre 1813.

In suo ricordo la Madre e la sorella VIOLANTE IACOPI ZERBINI faranno apporre una lapide nella Cattedrale di Modena, che ancora oggi si può ammirare all’altezza delle scale di accesso al transetto destro. A titolo di pura curiosità si può aggiungere che la madre di Giuseppe, BIANCA Tori, ebbe una fugace relazione amorosa con il poeta Vittorio Alfieri, della quale rimangono tracce nel loro scambio epistolare.

(Elementi biografici tratti da Giambattista Corniani e Stefano Ticozzi, I Secoli della Letteratura Italiana, Milano, 1832, dal libro di Serafino Mazzetti, Repertorio di tutti i Professori della famosa Università e del celebre Istituto delle Scienze di Bologna, del 1837, dall’abate Girolamo Tiraboschi, Notizie Biografiche e letterarie in continuazione della Biblioteca Modonese, del 1835, da Giuseppe Ramati, Elogio di Giuseppe Iacopi, Novara, 1813 e da Vita di Vittorio Alfieri scritta da esso, con note di Emilio Bertana, ed. 1916)

Un ANDREA LORENZO Iacopi nel 1767 risulta essere Pievano della Parrocchia di Doccia (FI)

Un ANDREAS Iacopi nel novembre 1763 risulta censito a Tarasowka in Ucraina presso i Furmaniuks o Furmaniezuk

Un ANTONIO Iacopi, nel 1742, era vescovo di Santa Romana Chiesa

Un SERAFINO IACOPI risulta Ingegnere per l’amministrazione granducale toscana nel 1700 (da “I disegni degli Ingegneri della Camera di Soprintendenza Comunicativa di Pisa”, vol. 2°, 2001, a cura di Costantino Caciagli e Roberto Castiglia)

Un Vincenzo JACOPI (1672 - 1726) è autore di un manoscritto sull’area Friulana e Slovena, conservato nella Biblioteca di Udine

In Assisi, nel 1570, un GIOVAN MARIA IACOPI era Membro dell'Accademia Properziana del Subasio ed era fratello di FRANCESCO, detto il "Bello": In quello stesso anno risulta Consigliere del Comune di Assisi

Un FRANCESCO di RAFFAELLO di PASQUINO Iacopi, orciolaio, esercitava con successo nel 1600 l’arte del ceramista a Montelupo Fiorentino ed il 6 luglio 1536 è presente in un atto a Montelupo, assegnato come mudualdo (sic) a sua cugina ELENA di GASPARO di PASQUINO Iacopi (Da Museo Internazionale delle ceramiche Faenza, Vol. 70, n. 1-4, 1984)

Nel 1523, La famiglia Iacopi commissiona ad Andrea d’Agnolo del Sarto, che era diventato il pittore di famiglia, la famosa Madonna della Scala che oggi si trova al Museo del PRADO a Madrid. Leggiamo dal Vasari che Andrea del Sarto aveva appunto realizzato “un quadro a Lorenzo Iacopi (fratello di Giovanni) ancora, molto di grandezza maggiore che l'usato, dentrovi una Nostra Donna a sedere con il putto in braccio, e cosí due altre figure che l'accompagnano, le quali seggono in su certe scalee che di disegno e colorito son simili alle altre opere sue”. L'opera era stata, in effetti, commissionata dal banchiere LORENZO di BERNARDO IACOPI, elemento che spiega la presenza nella sacra rappresentazione di San Matteo, patrono della sua professione, proprio perché l’Apostolo era stato, prima della chiamata tra gli seguaci di Gesù Cristo, esattore delle tasse per l’Impero romano (Matteo 9, 9). Nel 1605, a seguito di difficoltà economiche incontrate dalla famiglia, il quadro era stato venduto dagli IACOPI al Duca Vincenzo Gonzaga di Mantova, dove rimane nella collezione Gonzaga fino alla caduta della dinastia. L'opera viene quindi portata via da Mantova da parte degli Imperiali, dopo l’assedio del 1645, ed entra a far parte delle collezioni reali spagnole all'epoca di Filippo 4°, nel corso del 1700. Nel 1819 la Madonna viene successivamente trasferita al Museo del PRADO di Madrid, proveniente dal monastero dell'Escorial. Per questa Madonna, che è uno dei capolavori di Andrea del Sarto, vale la pena riportarne alcuni elementi riferiti alla descrizione ed allo stile dell’opera: “Alla sommità di alcuni gradini, da cui il nome tradizionale dell'opera, Maria sta in ginocchio e tiene il Bambino, mentre con una mano si regge il velo gonfiato dal vento. Ai suoi piedi stanno San Matteo ed un angelo, mentre in lontananza, nello sfondo, si intravedono una donna di spalle che cammina con un bambino (Elisabetta e Giovannino in fuga dalla strage degli Innocenti) e una città fortificata tra le colline. La struttura del dipinto riprende la classica forma piramidale, con numerose citazioni da Raffaello e Michelangelo. La Vergine col velo ricorda ad esempio la madonna di Foligno di Raffaello, mentre la monumentalità del San Matteo ricorda le figure di Michelangelo nelle lunette della Cappella Sistina; le citazioni però non sono mai pedisseque e appaiono amalgamate sapientemente nell'equilibrato stile dell'artista”.

Un LUCA JACOPI da Leyda detto Luca l’Olandese (1494 - 1533) era pittore

Uno IACOPI, non meglio identificato, compositore musicale nel 16° secolo, citato da Manso Alexander in The Chorus of History 1485 - 1558

Zanobi Iacopi fu capitano del popolo a Campiglia Marittima (LI) nel 1471. Lo testimonia oggi il palazzo comunale in questo particolare.

 

Consorteria De' Veneri

Un BERNARDINO JACOPI detto il Butinone o anche Bernardino da Treviglio (1450 - 1507) è un discreto pittore del rinascimento

Un Ser FRANCESCO JACOPI era Podestà di Urbisaglia dopo il 1446

Un Giovanni JACOPI da Montemonaco risulta ricordato nel 1391

Un Ser GIOVANNI di VANNI Iacopi, Notaio nel 1348

1343 ?: B. IACOPI e Iacopo Iacopi da pag. 483, 487 e 490 de “La Cancelleria della Repubblica Fiorentina, vol. 2 di Demetrio Marzi

Nel 1320 un GIOVANNI Giacobi, non meglio identificato, faceva lo scultore e risultava aver scolpito i candelabri dell'altare maggiore del battistero fiorentino e dei quali è giunto sino a noi in solo esemplare

1304: Pietro IACOPI da Montepulciano, Maggior Sindaco della Città di Lucca. Da pag. 234 di “Collezione di opere inedite o rare di Lucca” Archivio di Stato di Lucca.

Il 19 dicembre 1302, a Berceto nel parmense, fu stipulato un patto fra il Comune di Firenze e Carlo di Valois. Il documento fu rogato per sancire la rinuncia e cessione dei beni Bianchi, da parte del Valois, al Comune di Firenze, per la somma di 20.000 fiorini oro. Il documento perfezionava l'accordo raggiunto a Firenze il giorno 11 dicembre, prima della partenza del Valois. Sindaco (Rappresentante delegato) del Comune di Firenze in quella occasione fu il notaio fiorentino, "servus publicus", SACCO di Ser DATO  Jacobi di Carrara

Un ANTONIO IACOPI risulta mercante nel 1300 (da Istituto Storico di Piacenza anno 1934, pagg. 50 e 77)

● Nel 1290 un certo Guidone Iacopi de Cortona, "legum doctor" e Capitano, fece eseguire una fontana pubblica nel Quartiere di Porta Perlici in Assisi e, più precisamente, in Via dell'Anfiteatro, attigua ai vecchi lavatoi pubblici, così come attesta una lapide appostavi.

 

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1280-1330: vari IACOPI vissuti in BOLOGNA tra l’ultimo ventennio del 13° secolo ed il terzo decennio del 14° secolo, appartenenti alla famiglia (fiorentina di origine) dei Della Lana. Le ricerche del Livi hanno portato a rilevare per quel periodo almeno sei Iacopi della Lana: Iacopo di Cione o Uguccione di frà Filippo (porta Procula); Iacopo di frà Guglielmo (porta Ravennate), ecc.. Da Umberto Bosco, Enciclopedia Dantesca, vol. 3°, Istituto Enciclopedia italiana, 1970

Un Ser RINALDO Iacopi, Notaio nel 1279, Sindico della Parte Guelfa d Firenze ed un Ser RUSTICO Iacopi, Notaio a Signa nello stesso periodo

Nel marzo 1228 la città di Firenze entra in lotta con Pistoia ed a capo delle sue truppe era il Podestà della città, Messer Andrea IACOPI di Perugia, porta il popolo col carroccio all’attacco di Pistoia. (Davidsohn: vol II, pag. 215); ANDREA, di nuovo rieletto Podestà di Firenze, ricevette, il 2 ottobre 1232, in qualità di Capo della Delegazione Fiorentina, Pellegrino da Caserta, messo di Re Federico II, ed al quale ricusò il messaggio inviato. Ancora ANDREA, nello stesso mese, fu scomunicato assieme al Consiglio di Firenze, dal Legato papale (Goffredo dei Prefetti di Vico) per non aver aderito alle proposte di pace avanzate dalla Santa Sede
1275-78: gli IACOPI impiegano come notaio Ser Iacopo Doni. Da “Giornale Storico della Letteratura italiana, vol. 50” di Egidio Gorra, Giulio Bertoni, Carlo Calcaterra, Loescher, 1907

1200: Un Francesco IACOPI possedeva una casa a Lucca nel quartiere di S. Frediano. Da Lucca nel 1200 di Giuseppe Matraia, 1843.